Kató Havas mi ha "dato il la"

Ecco il mio articolo sul numero speciale della rivista di ESTA Italia dedicata a Kató Havas

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Nello scorso dicembre 2019, è stato pubblicato "Omaggio a Kató Havas" da ESTA Italia (l'associazione italiana degli insegnanti di strumenti ad arco), numero speciale della rivista dell'associazione, tutto dedicato a lei.

Come molti sapranno, "A tutto arco" è la rivista dell'ESTA Italia (Associazione degli Insegnanti di Stumenti ad Arco), nella quale si trattano argomenti relativi all'insegnamento di tutti gli strumenti ad arco. Gli iscritti ricevono la rivista automaticamente, quindi suggerisco agli insegnanti di iscriversi.

Questo numero è composto di tre articoli: uno scritto da me, "Kató Havas mi ha "dato il la", un altro scritto da Caroline Duffner, violinista e insegnante (con la quale io ho suonato in varie occasioni, tra l'altro, la Sinfonia Concertante di Mozart) e un altro da Roberto Moro, insegnante di violino, entrambi i quali conobbero e studiarono con Kató Havas e iniziarono a seguire e applicare il suo insegnamento già da molti anni fa.

Pubblico qui il testo del mio articolo, affinché possa servire ad altri musicisti.

Se poi vuoi approfondire l'argomento, mandami subito un messaggio prenotare le tue lezioni di violino o viola


"Miss Havas è originale nel suo approccio al suonare il violino [e la viola] poiché insiste sul fatto che la tecnica violinistica debba essere riducibile a movimenti fondamentali che coinvolgono più che solo la punta delle dita"

Sir Yehudi Menuhin
Prefazione a "Un Nuovo Approccio al violino"


KATÓ HAVAS MI HA “DATO IL LA”

Tutto è cominciato con una sola nota, un “la”, che io sentii Kató Havas suonare ad un seminario a Milano, a cui non avevo potuto partecipare per tutto il tempo, organizzato da una mia amica pianista nel 1995, quando avevo già terminato da un po' i miei studi e stavo lavorando qua e là in varie orchestre e gruppi.
Questo la in prima posizione sulla corda sol suonato da Kató Havas aveva un suono meraviglioso, pieno, morbido, caldo, ricco di colore, senza un vibrato esagerato o altri movimenti particolari che lo spiegassero. Mi domandavo: “Come fa a farlo?”, mi lasciò incantata. Così rimasi curiosa riguardo a Kató Havas, il cui nome avevo solamente incontrato quando ero andata a frequentare dei corsi di musica in Inghilterra.
Qualche tempo dopo, la mia amica pianista mi disse che voleva organizzare un altro seminario con Kató Havas per l'anno successivo e che voleva farlo coincidere con la pubblicazione di un suo libro tradotto in italiano, chiedendomi se fossi disposta a tradurlo io. Con un po' di esitazione, ritenendo che fare una traduzione del genere comportasse una grande responsabilità, volli prima leggere il libro, Stage fright, e quindi decisi di accettare di tradurlo. Mentre lo traducevo, incominciavo a provare ad applicare i movimenti e altri suggerimenti dati nel libro, per vedere se capivo quello che veniva spiegato e se lo potevo applicare e anche per capire come spiegarlo in italiano.

Traducendolo e applicandolo, vedevo che aveva senso e funzionava e cominciavo a pensare che avrei voluto studiare con Kató Havas. L'anno successivo, 1997, ci fu un altro seminario con Kató Havas a Milano e uscì il suo primo libro tradotto da me, “La paura del pubblico”.
Da allora in poi, io e Kató Havas siamo sempre rimaste in contatto, sono stata la sua interprete in altri seminari che ha tenuto in Italia, in questo modo venendo a conoscere meglio il suo Nuovo Approccio. Pensavo sempre che avrei voluto tanto studiare con lei più approfonditamente ma mi sembrava che gli ostacoli fossero insormontabili. Ad un certo punto della mia vita ho deciso che volevo cambiare alcune cose, specialmente riguardo il suonare. Così nel 2003 mi sono spostata temporaneamente (e sono ancora lì, però!) nella bellissima città di Oxford, in Inghilterra, per studiare con lei, scegliendo di seguire le sue indicazioni e di applicare il suo approccio e la sua "filosofia".

CHI È KATÓ HAVAS?
Kató Havas è stata una violinista bambina prodigio, ricevette il tradizionale insegnamento virtuosistico ungherese presso l'accademia di musica di Budapest, all’epoca in cui c’erano Hubay, Kodaly, Donhanyi e Bartok. Iniziò a dare concerti fin dall'età di sette anni e, non ancora diciottenne, in un’epoca in cui non era così comune come oggi viaggiare da una parte all’altra del pianeta, fece il suo debutto come solista alla Carnegie Hall.
Poi si sposò presto e si ritirò dall'attività di concertista e, in questo periodo di ritiro, sviluppò il suo Nuovo Approccio ricordando le sue esperienze da bambina in Ungheria, dove aveva conosciuto i violinisti zigani che suonavano con una libertà e facilità sconosciute ai violinisti “serii” come lei, che studiano nelle accademie.
Il suo approccio era non ortodosso e venne visto come una sfida al modo tradizionale di insegnare. Quando il suo primo libro, “Un nuovo approccio violino”, fu pubblicato, nel 1961, Kató Havas venne fortemente attaccata sulla rivista inglese per strumenti ad arco The Strad. Per circa sette anni, tra i lettori della rivista ci fu uno scontro molto acceso a colpi di lettere tra chi la condannava e chi la sosteneva. Kató non ha mai risposto a nessun attacco. Molti musicisti in cerca di soluzioni alle proprie difficoltà andavano da lei di nascosto dai colleghi.
Essendo stata una concertista, Kató Havas aveva conosciuto tutti gli aspetti del suonare, lei stessa aveva sofferto della paura del pubblico e dei dolori, come racconta in un video su YouTube. Sapeva che spesso dietro l’apparenza di un successo brillante si nascondono grandi sofferenze.
Kató Havas era disponibile ad insegnare a chiunque, diceva che il dovere di un insegnante è di insegnare. Non selezionava i suoi allievi tramite audizioni perché ovviamente, volendo offrire soluzioni ai vari problemi che affliggono i musicisti, sapeva bene che certi musicisti non avrebbero potuto sostenere e superare un'audizione. Eppure, con il suo geniale approccio, la sua calma e i suoi modi incoraggianti riusciva a togliere la camicia di forza che imprigionava il musicista e a liberare le sue capacità. Inoltre, dato che diceva sempre che imparava continuamente dai suoi allievi, secondo me ogni allievo, con le sue diverse difficoltà e abilità, per lei rappresentava in un certo senso un laboratorio, un modo per migliorare il suo approccio.


«Il dovere di un
maestro è insegnare
a chiunque voglia
imparare»


Infatti nel corso degli anni ha modificato il suo linguaggio in direzione di una sempre maggiore semplificazione, fino a ridurlo all’osso ed arrivare a spiegare che il nuovo approccio consiste semplicemente in “due cerniere” (per il braccio destro) e “tre intervalli” (per la mano sinistra).
Kató aveva un vivissimo interesse per tutti gli aspetti della vita e un costante desiderio di imparare cose nuove e incoraggiava i suoi allievi a fare altrettanto, sostenendo che tutte queste esperienze avrebbero contribuito a sviluppare l'immaginazione, elemento fondamentale per l'espressione musicale, e ad arricchire la personalità.
All'età di 80 anni aveva imparato a utilizzare la posta elettronica e Internet. Ad una riunione dell'Esta a Cremona, a cui lei aveva partecipato, io avevo fatto un video e, col suo permesso, l'avevo pubblicato su YouTube. Poi Kató mi raccontò che al momento non le era sembrato niente di speciale ma tempo dopo, mentre era in Canada da sua figlia, aveva visto se stessa a Cremona in questo video. Così si era resa conto veramente di quale strumento potente forse YouTube per la diffusione del Nuovo Approccio e volle che filmassi un suo seminario e lo pubblicassi lì. Ora il seminario è a disposizione di tutti.
Cercava sempre dei modi per diffondere maggiormente il Nuovo Approccio, specialmente tra gli insegnanti. Diceva che gli insegnanti sono il futuro perché trasmettono la conoscenza.
Kató ha ricevuto importanti riconoscimenti per la sua attività d'insegnante e i risultati ottenuti: nel 1990 il Premio Isaac Stern dalla ASTA, nel 2000 una onorificenza dalla regina d'Inghilterra, nel 2013 il riconoscimento alla carriera dalla ESTA Britannica. I suoi libri e il DVD didattico sono stati elogiati da Yehudi Menuhin e moltissimi musicisti in tutto il mondo sono grati di averla conosciuta, grazie anche alle traduzioni dei suoi libri che sono state fatte in molte lingue.
Quindi, cos’è questo Nuovo Approccio?
Come Kató Havas spiega, "questo approccio si basa sull'idea di equilibrio, non di forza." Si basa sull'uso degli equilibri naturali che si riscontrano nei movimenti del corpo, per suonare eseguendo i movimenti naturali, spontanei, del corpo, non facendo contorsioni innaturali. Un altro concetto fondamentale è quello di suonare dall'interno verso l'esterno, cioè distinguere tra la fonte dei movimenti, tra la causa e l'effetto dei vari movimenti, col movimento che parte dall'interno, per esempio, dalla spalla e si trasmette a tutto il braccio per arrivare alle dita e allo strumento. Suonare dall'interno verso l'esterno significa anche, prima, immaginare la musica e ogni suono con la sua altezza, tutti i suoi colori e dinamiche e, solo poi, suonare. Da qui l'importanza del cantare e creare vivide immagini per illustrare ogni brano prima di suonarlo. Poi cantare mentre si suona è ciò che coordina tutti i movimenti che si sono studiati e concentra la mente su un'unica cosa: la musica.
Applicando questi suoi nuovi concetti, Kató Havas si rese conto che l'eliminazione delle tensioni fisiche portava all'eliminazione della tensione emotiva, la paura di suonare in pubblico.
L’obiettivo del Nuovo Approccio è arrivare a suonare con scioltezza, senza blocchi causati da dolori e preoccupazioni, in modo da essere liberi di donare la

musica ai nostri ascoltatori, comunicare la musica invece di cercare di dimostrare quanto siamo bravi o essere preoccupati pensando di non essere abbastanza bravi.
Si inizia con l'eliminare tutte le tensioni fisiche che abbiamo mentre suoniamo, che provocano dolore, lesioni fisiche, brutto suono, rendono più difficile il suonare e causano insicurezza e tensione nervosa. Non basta dire “rilassati”, "studia di più", "suona di più in pubblico" (ma come, se uno non riesce a farlo?). Nella nostra società orientata alle soluzioni chimiche (legali e non) c'è la tendenza a risolvere ogni problema con una pasticca specifica e questo sempre più vale anche per i musicisti e i loro dolori e la loro paura di suonare in pubblico.

Nei suoi tre libri, Kató Havas spiega molto bene come fare. Nel libro “La paura del pubblico - Cause e rimedi” si legge che è necessario occuparsi degli aspetti fisici, mentali e sociali della paura del pubblico, in quest'ordine. Tuttavia, dopo aver studiato per molti anni, non cambia tutto in una settimana, ma vale la pena di dedicarci del tempo e ce ne vuole molto meno di quello speso in precedenza.
Nonostante il titolo del suo primo libro si riferisca al violino, gran parte dei concetti e delle soluzioni offerti dal Nuovo Approccio Havas per eliminare la tensione e l'ansia valgono per tutti gli strumenti ad arco e anche per gli altri strumenti. Io suono la viola e trovo che sia ancora più importante e di aiuto per i violisti, proprio perché con uno strumento più grande ci sono più difficoltà a maneggiarlo. È stato scritto anche un ottimo libro sul Nuovo Approccio dedicato al violoncello e ho conosciuto personalmente anche un chitarrista e contrabbassisti che lo applicano.  Ai miei seminari dove c'erano varii strumentisti ho potuto dimostrare come applicare questi concetti al loro strumento.
Kató Havas e i suoi libri erano in anticipo sul loro tempo. Quando lei iniziò a parlare dei danni fisici causati dal suonare uno strumento e dell'eliminazione della paura del pubblico, questi erano argomenti tabù. Oggi tutti ne sono ben consapevoli, ci sono persino cliniche per le malattie professionali dei musicisti e molti suoi concetti sono diventati "di dominio pubblico" e sembrano ovvii.

PRIMA E DOPO
La mia vita è divisa in “prima di Kató Havas” e “dopo Kató Havas”.
Io “prima di Kató Havas” non ero contenta di come suonavo, ero molto nervosa, come la stragrande maggioranza dei musicisti, anche se non lo ammettono, come Kató stessa diceva. Avevo studiato al Conservatorio di Milano, che è considerato un'ottima scuola, ma alla fine non mi sentivo sicura. Avevo studiato anche prassi esecutiva barocca presso la Civica scuola di musica di Milano. Inoltre, siccome mi è sempre piaciuto molto viaggiare e volevo imparare l'inglese, da studente decisi di frequentare diversi corsi di musica da camera, con i quartetti Gabrieli e Chilingirian, e di formazione orchestrale in Gran Bretagna, che sono stati molto utili per i miei scopi di migliorare come violista e con l'inglese e anche di viaggiare e visitare posti nuovi.
Già prima e, ancor più, dopo il termine dei miei studi, avevo collaborato con varie orchestre sinfoniche e liriche, lavorando in diverse parti d'Italia acquisendo una vasta conoscenza ed esperienza nel repertorio lirico e sinfonico (e viaggiando anche un altro po'). Suonavo anche in gruppo di musica da camera con strumenti barocchi con cui abbiamo svolto un'intensa attività concertistica e, a volte, come solista.
Nel 1991 ho fatto parte della EUBO (Orchestra Barocca dell'Unione Europea) diretta da Roy Goodman, con la quale ho partecipato ai più importanti festival europei (ottima musica e bellissimi posti!).
Eppure, avevo sempre un’insicurezza di fondo riguardo alle mie capacità di suonare, che influiva negativamente sui miei risultati, però mi ricordavo che da piccola, quando avevo iniziato a suonare, non avevo questa insicurezza. Ho notato, in tantissime persone che ho incontrato, che sembra che più studino seriamente e più abbiano paura al momento di dover suonare in pubblico, sia ad un esame, audizione, concerto da solista o semplicemente per degli amici. Dovrebbe essere il contrario, no?

seriamente e più abbiano paura al momento di dover suonare in pubblico, sia ad un esame, audizione, concerto da solista o semplicemente per degli amici. Dovrebbe essere il contrario, no? Invece, nel nostro campo è diventato quasi normale e accettato il fatto che un musicista studente, o un professionista prima di un’esibizione importante prenda tranquillanti, beta-bloccanti, beva alcool o si faccia una fumatina per controllare la sua risposta alla situazione. Io non ho mai voluto ricorrere a queste pseudo-soluzioni ma la tensione nervosa ha avuto delle influenze negative, ovviamente.
Sono sempre stata interessata ai diversi aspetti e alle diverse visioni riguardo all'istruzione musicale e ai problemi relativi al suonare e all'insegnamento degli strumenti ad arco, pertanto fin da studente avevo letto molti scritti di e su Geminiani, Tartini, L. Mozart, Auer, Tertis, Kreisler, Primrose, per conoscere diversi punti di vista e soluzioni proposte, soprattutto perché cercavo soluzioni ai miei problemi (comuni a tanti altri musicisti, studenti, dilettanti o professionisti che siano): come suonare più facilmente, cioè come conquistare i cosiddetti passaggi difficili, e come eliminare la paura di suonare in pubblico, ma non avevo ancora letto Kató Havas finché non mi venne chiesto di tradurre un suo libro.Io “dopo Kató Havas” posso suonare con facilità brani che una volta mi sembravano impossibili, in pubblico in qualsiasi situazione e divertirmi. Ho suonato come solista, con pianoforte, in concerti con orchestra, senza soffrire a causa di sentimenti paralizzanti di dubbio e paura riguardo al riuscire ad eseguire certi brani. Ho anche cambiato il mio modo di vedere l'attività musicale e gli altri musicisti. Un consiglio per eliminare la paura del pubblico che voglio dare a chi ne soffre è di, per prima cosa, smettere completamente di criticare gli altri musicisti per come suonano.
Sono immensamente grata a Kató Havas perché, grazie al suo insegnamento e alla sua amicizia, ora posso suonare come solista in pubblico in qualsiasi situazione, esprimermi e farlo con piacere. Per me riuscire a fare questo è stato come recuperare la parola che avevo persa, poter parlare di nuovo, una liberazione enorme.
Un nuovo approccio all'insegnamento
Tutti gli insegnanti sanno che insegnando si impara anche dai propri allievi e ho visto che insegnare con il Nuovo Approccio mi ha dato più fiducia anche come insegnante perché so come aiutare i miei allievi a superare le proprie difficoltà e progredire molto più rapidamente. Ad un principiante assicuro che non dovrà passare settimane e mesi facendo dei suonacci ma garantisco che potrà avere un bel suono fin dalla prima lezione. Questo incoraggia l'allievo e dà più soddisfazione e sicurezza all'insegnante. Infatti tra coloro che iniziano a suonare uno strumento ad arco, soprattutto bambini, molti abbandonano dopo poco, scoraggiati vedendo che i risultati attesi potrebbero arrivare dopo molto tempo. Moltissimi altri non iniziano neanche, spaventati dall'idea di dover sopportare, all’inizio, di produrre dei suoni orribili per parecchio tempo. Insegnare in un modo che facilita e accelera molto il progresso dello studente rende meno faticoso e più soddisfacente il lavoro dell'insegnante e potrebbe fare avvicinare molte più persone alla musica e alla pratica musicale attiva, in particolare nel nostro caso agli strumenti ad arco, con tutti i benefici che ne potrebbero trarre loro stessi e tutta la società.
Io insegno il Nuovo Approccio Havas e mi dò da fare per diffonderlo il più possibile

perché ho visto l'enorme differenza che può fare per chi suona, a tutti i livelli e, per farlo conoscere sempre più e conservare al meglio il lavoro di Kató, tempo fa presi contatto con la biblioteca della Facoltà di Musica dell’Università di Oxford, che creerà una archivio con tutti i suoi documenti.
Un altro grande merito di Kató è stato di aver riportato l'attenzione dell’esecutore sulla musica, sul comunicare la musica invece che concentrarsi sui singoli movimenti separati delle dita e delle mani: “ogni movimento ha uno scopo musicale”, ogni movimento deve avere un “impulso ritmico”.
Quello che il Nuovo Approccio fa è liberare la persona dalle proprie catene in modo che possa esprimersi con la sua personalità attraverso la musica. Ognuno esprime quello che è: “Naturalmente, il potenziale varia in misura enorme, ma c’è un potenziale in ognuno.” (La paura del pubblico).
Kató sottolineava sempre che l'obiettivo del musicista non era di essere bravo ma di trasmettere piacere attraverso la musica. Riporto qui alcune parole tratte dai suoi libri, che riassumono il suo concetto: “solo coloro che sono liberi di trarre piacere dalla musica sono a loro volta in grado di donare piacere” (Un nuovo approccio). “Se tutte le nostre energie venissero indirizzate verso il dare alla gente, attraverso il mezzo della musica, una più profonda conoscenza del loro stesso potenziale come parte dei meravigliosi misteri che l'universo contiene, non solo faremmo giustizia a noi stessi come musicisti ma la paura del pubblico sarebbe bandita dalla faccia della terra per sempre” (La paura del pubblico).
Infine, Kató ci ricorda in un video che “non c'è niente come la musica per rendere la vita più bella.”

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I Libri di Kató Havas, da me tradotti

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"Cara Kató Havas, vorrei ... congratularmi con lei per il suo libro 'La paura del pubblico' ... È l'approccio più realistico e pratico che si possa immaginare ... dovrebbe valere tanto oro quanto pesa per ogni studente e per molti esecutori ".

Sir Yehudi Menuhin
Prefazione a "La paura del pubblico"



Leggi articolo su Kato Havas pubblicato su A tutto arco, rivista di ESTA

Leggi altro su Kato Havas e i suoi libri e guarda alcuni video con lei e di un seminario

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